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DUMONT J
DUMONT J, IL Vangelo nelle Americhe, EFFEDIEFFE
I luoghi comuni della leggenda nera abilmente costruita attorno all'evangelizzazione dell'America
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Nel testo, tratto da “L’eglise au risque de l’histoire”, l’autore smonta i principali luoghi comuni della leggenda nera abilmente costruita attorno all’evangelizzazione dell’America, leggenda nera antispagnola e soprattutto anticattolica, imbastita a spese della cristianità dalle nazioni protestanti che, Inghilterra in testa, non potevano perdonare alla Spagna di essere arrivata prima nella conquista dei ricchi territori centro e sudamericani.

Dumont sfata il mito che il nuovo mondo fosse, all ’arrivo dei conquistadores, una sorta di paradiso terrestre: basti pensare che alla vigilia della scoperta, nel 1487, gli Atzechi sacrificarono ventimila prigionieri in occasione dell’inaugurazione di un nuovo tempio dedicato al dio colibrì. Fa notare le inesattezze e le frequenti esagerazioni delle denunzie di padre Bartolomeo de Las Casas, in larga misura inattendibili; e comunque l’udienza che il sacerdote ottenne presso i suoi superiori civili ed ecclesiastici, sino a raggiungere la dignità vescovile, prova come la bilancia della giustizia pendesse tutt’altro che dalla parte dei conquistadores.

Ricorda come sia stato proprio Cortes, superata la prima fase della conquista, a promuovere la protezione degli indiani e che le cause del regresso demografico delle popolazioni indigene dell’America centromeridionale non sono imputabili a massacri indiscriminati o a maltrattamenti, ma ai virus del morbillo e del vaiolo, di cui gli europei erano portatori sani, ma incolpevoli e di cui gli indios non possedevano gli anticorpi; se vi furono uccisioni o maltrattamenti (isolati), questi furono prontamente repressi dietro le denunzie della Chiesa cattolica e per iniziativa dei sovrani spagnoli, autori di una rigorosa legislazione a tutela degli indigeni (mentre genocidi, brutalità, saccheggi furono commessi invece, a spese dei nativi, nell’America protestante, dove la sbrigativa pseudoteologia puritana identificò gli indiani con il diavolo).

Dimostra che l’istituto dell’encomendia non si risolse nell’asservimento degli indigeni, ma anzi mirava alla protezione dei loro diritti.

Smonta larga parte delle accuse di massacri e nefandezze mosse all’inquisizione spagnola e illustra come in buona misura fossero missionari indigeni a promuovere l’evangelizzazione dei loro simili, con fede sincera e un fresco entusiasmo che sarebbe riduttivo bollare come superstizione.

Ricorda gli enormi contributi recati all’istruzione [gli indigeni infatti ignoravano la ruota, l’aratro pesante, il mantice, la lavorazione del ferro e - per quanto buoni architetti - anche l’arco e la volta; inoltre non navigavano] e alla promozione morale degli indigeni da parte della Chiesa cattolica e la grande fioritura di un’arte religiosa indocristiana che attinse alti livelli di spiritualità. Se un rimprovero può essere mosso agli spagnoli - tesi, sicuramente contro corrente, avanzata da Dumont - è quello di aver protetto troppo gli indios.
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Data ultimo aggiornamento: Martedi' 21 agosto 2012