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Se una parte crescente del lavoro intellettuale viene delegata alle macchine, quale spazio resta per l’autonomia del pensiero? Che cosa significa davvero imparare quando delle risposte sono sempre immediatamente disponibili? E quale tipo di intelligenza vogliamo continuare a formare negli esseri umani? In questo nuovo scenario il problema non è soltanto tecnologico: è prima di tutto culturale. Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, Pinocchio diventa una metafora, sorprendentemente attuale e inquietante allo stesso tempo, della condizione delle persone in crescita. Nell’era dell’intelligenza artificiale, il rischio non è sviluppare macchine sempre più intelligenti, ma abituarci a delegare a esse parti sempre più ampie e importanti del nostro pensiero. Da qui nasce una riflessione sul futuro della formazione e sul rapporto tra intelligenza naturale e artificiale: perché la questione decisiva non è cosa possano fare le macchine, ma fino a che punto gli esseri umani siano disposti a lasciare che qualcuno o qualcosa muova i fili. Libreria Campedèl Belluno Acquista | |
| Scheda creata Mercoledi' 22 aprile 2026 | |
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