| Descrizione | |
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“Non dimenticate mai che la terra è bassa, ma lo sguardo deve restare alto.”
In queste parole è racchiusa l’intera esistenza di Maria “Ida” Zanette, una donna che ha attraversato il Novecento con la forza della pietra e la delicatezza della seta. Dalle colline di Libàno ai cantieri della Svizzera, dal rito antico dei bachi da seta all’ombra del Vajont, la sua vita è stata un intreccio di fatica e dignità, di silenzi operosi e mani che non si fermavano mai. Questo volume non è solo la trascrizione di un diario; è un ponte tra generazioni. Accanto alle memorie intime di Ida, gli approfondimenti storici restituiscono il respiro di una terra — quella di Sedico e delle sue frazioni — fatta di mezzadria, emigrazione e tradizioni secolari. Un dono per i figli e i nipoti, un tesoro per chiunque voglia riscoprire le radici di un mondo che oggi corre troppo veloce, ma che ancora pulsa sotto la superficie del nostro tempo. Una testimonianza preziosa aff inché il profumo della legna nel larìn e il valore di un “grazie” non vadano mai perduti. Prefazione Esistono storie che non si trovano nei libri di scuola, storie che non profumano di carta stampata ma di terra bagnata, di fumo di focolare e di olio per macchine da cucire. Questo libro nasce da una di esse: è il racconto di una stirpe di uomini e donne che hanno saputo essere “figli della pietra”, capaci di inventare la vita laddove gli altri vedevano solo un bu rrone. Il cuore di questa narrazione batte nelle pagine del diario di Maria Zanette. Trascrivere le sue memorie è stato come scendere nelle viscere di un tempo che oggi sembra lontanissimo, ma che pulsa ancora sotto l’asfalto delle nostre strade. La voce di Maria ci conduce per mano tra le stanze fredde di palazzi nobiliari trasformati in alveari di povertà, ci fa sentire il rosicchiare incessante dei bachi da seta — quel suono della speranza che pagava i debiti — e ci mostra le ferite, fisiche e dell’anima, di una generazione che non aveva il tempo di piangere perché doveva mungere, zappare, sopravvivere. Attraverso i suoi occhi, vediamo Libàno e Sedico trasformarsi: dal “Bus de le Mole”, dove la polvere di silicio rubava il respiro, fino ai cantieri della Svizzera, dove il pane era amaro di nostalgia e di esilio. Maria ci insegna che la pulizia era l’unica dignità possibile nella miseria e che una macchina da maglieria poteva diventare uno strumento di libertà in un mondo dominato dai padroni e dai mariti. Ma questo libro non è solo un omaggio al passato. È uno specchio per il presente. In un’epoca che corre troppo veloce e che spesso consuma senza assaporare, le parole di Maria sono un richiamo alla lentezza dell’attesa e alla sacralità della terra. Sono un monito a non dimenticare le nostre radici, perché è solo grazie a quei “sassi” che oggi possiamo camminare dritti. Leggendo queste pagine, non troverete solo date o fatti storici, ma l’anima di una terra che ha saputo curarsi col coraggio e scaldarsi col filò. È un invito a riscoprire il valore di quel “grazie” che vale più dell’oro e a riconoscere, in ogni muro della nostra casa, il battito di un cuore che ha lottato per noi. | |
| Scheda creata Martedi' 24 marzo 2026 | |
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